Why April 16?

15 Apr 2013

16 aprile, il giorno internazionale contro la schiavitù infantile.


Perché il 16 aprile?


Da diversi anni, su iniziativa del Movimento Culturale Cristiano, il 16 aprile viene proposto come:

Giornata Mondiale contro la Schiavitù Infantile. In occasione della Giornata, organismi missionari e Ong internazionali denunciano la presenza in tutto il mondo dei circa 400 milioni di bambini che vivono in condizioni di schiavitù.


La data è stata scelta in commemorazione del giorno della morte di Iqbal Masih: un bambino operaio divenuto simbolo della lotta contro il lavoro infantile nell’industria tessile pakistana. Un giorno del 1992, all’età di soli 9 anni, uscì di nascosto dalla fabbrica/prigione e partecipò, insieme ad altri bambini, ad una manifestazione del Fronte di Liberazione dal Lavoro Schiavizzato. In quella manifestazione Iqbal decise spontaneamente di raccontare la sua storia e la condizione di sofferenza degli altri bambini nella fabbrica di tappeti in cui lavorava.



Dal 1993 Iqbal cominciò a tenere una serie di conferenze internazionali, sensibilizzando l’opinione pubblica mondiale sui diritti negati ai bambini nel suo paese e contribuendo al dibattito sulla schiavitù mondiale e sui diritti internazionali dell’infanzia. Ottenne diversi premi e borse di studio che utilizzò per aiutare i bambini del suo Paese e, forte delle pressioni internazionali, riuscì a far chiudere in Pakistan diverse fabbriche di tappeti.


Fu assassinato proprio il 16 aprile del 1995
, giorno di Pasqua, mentre si stava recando in bicicletta in chiesa, nei pressi della casa di sua nonna.La polizia pakistana, in accordo con la mafia, scrisse che l’assassinio fu il frutto di una discussione tra un contadino ed Iqbal. Testimoni affermarono però di aver visto una macchina dai finestrini oscurati avvicinarsi a lui mentre era in bici e qualcuno al suo interno aprire il fuoco contro Iqbal. Aveva solo 12 anni.

 
   

     

            


Oggi i bambini  lavorano per la fabbricazione di prodotti, spesso appartenenti a multinazionali, che poi vengono venduti in Europa e nel resto dell’Occidente. La Confederazione spagnola dei religiosi (Confer) ha fatto una mappa delle varie località del mondo dove il fenomeno è più frequente e in un comunicato ha evidenziato come “indirettamente, questa schiavitù entra a far parte della nostra vita quotidiana, visto che le banane che mangiamo o il caffè che degustiamo potrebbero essere stati prodotti con il sudore dei bambini latinoamericani o africani”.

Nonostante gli anni di lotta, la schiavitù continua a dilagare. La Confer denuncia che il fenomeno è particolarmente diffuso in India e Afganistan, ma anche in Brasile per la produzione di carbone, o in Myanmar, dove i bambini vengono sfruttati per la raccolta di canna da zucchero e altri prodotti agricoli. In Cina preparano esplosivi e fuochi d’artificio, in Sierra Leone vengono addirittura estraggono diamanti dalle miniere. Nella Repubblica Democratica del Congo, migliaia di piccoli sono schiavizzati per l’estrazione di cassiterite e coltan, minerali usati e indispensabili per i computer, gli mp3, i telefoni cellulari e tanti altri strumenti che ogni giorno vengono utilizzati nel cosiddetto primo mondo. In Benin e Egitto si stima che un milione di bambini siano costretti a lavorare nell’industria del cotone perché costano meno e sono più obbedienti rispetto agli adulti, oltre ad avere la statura giusta per infilarsi tra le piante. Infine, si legge nel rapporto dei religiosi, in Costa d’Avorio, circa 12 mila bambini raccolgono i semi del cacao che viene esportato per l’elaborazione del cioccolato.

Una piaga del pianeta Terra dura a morire, ma contro la quale gli sforzi messi in campo non sono mai abbastanza.

(Moralità! Non business a tutti i costi!)